Il calendario del IX Centenario della Traslazione di San Nicola: tredici tavole a quattro mani.
Lillo DellinoCarmela Boccasile
Un calendario a quattro mani
Nel 1987 Bari celebrò i nove secoli dall’arrivo delle reliquie di San Nicola da Myra. Per il calendario della Basilica, Lillo Dellino e Carmela Boccasile dipinsero tredici tavole: la copertina e i dodici mesi, alternandosi mese dopo mese.
Ogni tavola racconta un momento della Traslazione, seguendo la cronaca di Niceforo (XI secolo), e nasconde nei dettagli i monumenti della Basilica. Le tredici tavole sono esposte in modo permanente alla Fondazione Puglia.
«Leggenda e storia, devozione ed arte, fede e cultura vengono così ad incontrarsi e fondersi in un unico elemento descrittivo: il disegno.»
P. Giovanni Distante o.p., dal retro del calendario, 1986
All’ingresso
Maggio di BariCarmela Boccasile · 2001 · olio su tela · 160 × 160 cmSfoglia il calendario
Il calendario 1987
Tredici immagini per nove secoli di storia
Le descrizioni delle tavole sono di P. Giovanni Distante o.p., redattore del Bollettino di San Nicola, dal retro del calendario (1986). I brani della cronaca di Niceforo sono nella traduzione di Pasquale Corsi.
Lillo DellinoCarmela Boccasile
Copertina
Lillo Dellino
Simbolo del IX Centenario
Tecnica mista su cartoncino · 80 × 80 cm · 1987
Potremmo definirla il simbolo grafico del IX Centenario, perché rinvia esaurientemente agli elementi essenziali di tutto l’evento: la figura del Santo, la navicella della spedizione, il mare (elemento di unione fra Oriente ed Occidente), il numero nove in cifre romane che si rifà al pavimento musivo del Tempio, le due date commemorative: 1087-1987.
Il Santo per quanto raffigurato nell’iconografia tipicamente orientale, incomincia ad arricchirsi di elementi decorativi occidentali… quelli della sedia dell’Abate Elia. Dal libro sacro si sprigionano le tre navicelle della spedizione come a dimostrare che quel sacro furto è stato voluto dalla Provvidenza. Il cielo si illumina di tante stelle a forma di margherite che richiamano ancora i trafori della sedia dell’Abate Elia. Le spighe di grano, di cui erano cariche le navi baresi, sono segno dell’abbondanza della nuova patria del Santo.
Il racconto di Niceforo
«…Quando Dio onnipotente stabilì nella sua arcana e somma volontà che la città di Bari e tutta la regione pugliese fossero abitate e adornate da un perpetuo e luminosissimo splendore, ciò si realizzò ad opera della sua divina provvidenza. Accadde infatti che alcuni saggi ed illustri Baresi si recassero ad Antiochia, con le loro navi cariche di grano e di altre merci. A costoro venne l’ispirazione di portar via (con l’aiuto di Dio) dalla città di Mira, durante il viaggio di andata o al ritorno, il corpo del beatissimo Nicola, confessore di Cristo.»
S. Nicola appare in sogno e rende nota la sua decisione di migrare altrove… Se le cause che hanno motivato la traslazione restano immerse nel mistero del disegno provvidenziale, il racconto del sogno descritto da Niceforo è invece racchiuso dalla Boccasile in una pregevole cornice che richiama i delicati fregi ai piedi dell’abside centrale della Basilica. Il personaggio dormiente è collocato sotto il Ciborio quasi a fargli pregustare la futura dimora del Santo. In lontananza il vuoto lasciato dalla sagoma del Santo sulle montagne che, per chi conosce i luoghi, riesce a riconoscerle in quelle vicine alla città di Myra.
Il racconto di Niceforo
«…Il servo di Dio Nicola apparve a tre suoi mansionari, ordinando (loro) in visione di render noto agli abitanti di questa città di Mira, i quali per timore dei Turchi si erano rifugiati su un monte distante circa dodici stadi, che o tornavano ad abitare ed a custodire questa città o con certezza sapessero che egli sarebbe migrato altrove.»
L’intraprendenza del giovane Matteo, il più audace dei 62 marinai, è rispecchiata pienamente in quella dell’artista, che ha voluto quasi immedesimarsi nell’esperienza del fortunato barese, a contatto con le reliquie del Santo. Non è la copertura della tomba di Myra che è infranta, ma uno dei «sigilli» della tomba di Bari che è spezzato da Matteo e dal quale si sprigiona un profumo che sembra raggiungere ognuno di noi oggi.
Il racconto di Niceforo
«…Trovarono un sarcofago di marmo bianchissimo (…) Il più audace di tutti (…) colpendo con forza, infranse minacciosamente la copertura. Dopo averla aperta, si trovò la tomba piena del santo liquido (…) Inoltre seguì immediatamente una così straordinaria fragranza di profumo, che tutti pensarono di trovarsi nel divino paradiso. E questo profumo non solo raggiunse i presenti, ma anche (mediante il soffio favorevole dei venti) gli altri compagni verso il mare.»
Missione compiuta. Incomincia così quella «processione a mare» che è impressa nella mente di ogni barese. La sagoma del Santo appena accennata incomincia ad assumere sembianze tipicamente occidentali. La scena raggiunge momenti di alta poesia attraverso la lode delle creature, simboleggiate dall’uccello, che ringraziano il Creatore per un simile evento. La cornice richiama elementi dello stipite destro del portale centrale della Basilica… È il preludio all’ingresso trionfale in Bari.
Il racconto di Niceforo
«…Mentre dunque navigavano in mezzo al mare, sopraggiunse un uccellino (…) Cinguettando soavemente, col suo beccuccio lievemente toccava quella botte, in cui erano racchiuse le sante reliquie (…) Lo sfiorare del suo becco è da interpretare come un bacio, che devotamente rivolgeva al santo corpo. Mentre cantava, volava intorno a ciascuna nave ed agli uomini, quasi a dimostrare che intendeva lodare e benedire tutti, perché portavano un così magnifico e straordinario pastore.»
L’arrivo delle reliquie a Bari è festa per tutti. È la festa di un popolo, di una città, di una intera regione. Le navi della spedizione sono giunte nel porto di S. Giorgio. Si snoda così il festoso corteo verso Bari. È la Sagra di Maggio… Attraverso i personaggi si possono gustare i fregi del pluteo bizantino del sec. XI sito nel museo nicolaiano.
Il racconto di Niceforo
«…Non deviarono la rotta verso alcuna località, perché il santo confessore di Cristo li incoraggiava. Infine, quando giunsero al porto di San Giorgio martire di Cristo, distante quattro miglia dalla città di Bari, costruirono un’urna nella quale deposero il santo corpo, togliendolo da quella botticella.»
La gioia di un’intera regione si coniuga con la certezza di possedere finalmente un tesoro. Il cielo si riempie di fulgide stelle, quelle che ritroviamo sulle monofore aperte della facciata orientale della Basilica. Il popolo è vestito a festa e le ragazze ostentano i loro ricchi vestiti finemente ricamati con ornamenti ricavati dalla lunetta del portale dei leoni (donna a sinistra) e dallo stipite destro del portale centrale (donna a destra). Una donna vestita di rosso tiene in mano un drappo riccamente disegnato con motivi mutuati dai capitelli del colonnato della Basilica.
Il racconto di Niceforo
«…O Bari, compagna alla Gerusalemme celeste, esulta e godi con tutti coloro che in te abitano di innumerevoli grazie! Gioisci, o Bari, senza limiti colma di ogni diletto! Gioisci, o Bari, piena di innumerevoli lodi! Gioisci, o Bari, perché accogli in te una nuova eredità di salvezza! Gioisci tu, che sei considerata la più degna di lode fra tutte le città della Puglia. Gioisci tu, che sei incoronata per una vittoria trionfale! Infatti Nicola in greco significa «vittoria del popolo»; ed egli davvero ha vinto, quando ha accolto sotto la sua protezione i Baresi e tutti i Pugliesi, liberandoli dalla schiavitù delle malattie.»
La costruzione della «splendidissima e magnifica chiesa in onore del beatissimo Nicola», opera di tutti i Baresi, si inserisce pienamente nel disegno provvidenziale. L’Abate Elia, vera anima dei lavori, già intravede le opere e i monumenti che arricchiranno e renderanno celebre la nuova dimora del Santo.
Il racconto di Niceforo
«…Dai Baresi venne costruita (…) una splendidissima e magnifica chiesa in onore del beatissimo Nicola (…) A partire dalle fondamenta le direttive furono date, con l’aiuto di nobili baresi, da quel medesimo signor abate Elia, il quale presiedeva alla custodia del santo corpo.»
Sul grande libro è incisa la storica data: 1087. Essa consacra il legame ormai inscindibile tra il Santo Vescovo di Myra e la città di Bari. L’archivolto del portale centrale, racchiude tutta la scena, quasi a voler proteggere da sguardi furtivi, le reliquie del Santo, raffigurato nell’icone murata sulla facciata orientale della Basilica.
Il racconto di Niceforo
«Il santissimo corpo di San Nicola confessore di Gesù Cristo fu dunque portato via dalla città di Mira il 20 aprile; il 9 maggio, di domenica, al tramonto, fu traslato in Bari. Correva l’anno dell’incarnazione del Signore 1087, durante la decima indizione.»
La misericordia di Dio è per tutti, specie per gli infermi accorsi da ogni parte. Il «liquore salutare che sorge dalla tomba» del Santo è gelosamente conservato in una «bottiglia della manna» collocata su un capitello dell’iconostasi del Tempio. Qui Lillo Dellino è riuscito a cogliere il simbolo più vero nel richiamare la potenza dei miracoli compiuti dal Santo. La palma, motivo ricorrente nei capitelli della Basilica, rinvia al «trionfo» di Cristo, al quale Nicola rende testimonianza.
Il racconto di Niceforo
«Ed ora, se Dio mi aiuterà, riferirò come, non appena la notizia dell’arrivo si diffuse, malati di ogni genere di morbi accorsero da tutte le parti della città e, recatisi nel suddetto monastero con grande devozione, furono rimessi in buona salute. Tra costoro, in quella notte ed il lunedì successivo, furono guarite quarantasette persone di entrambi i sessi e di varia età. …Il martedì successivo, nella folla di quanti erano accorsi da villaggi, paesi e città circonvicine, furono guariti nel suddetto monastero nove malati (…) Dopo che trasportammo, in quello stesso giorno, il santo corpo nella suddetta corte, trovarono la guarigione quattordici ammalati (…) Il mercoledì seguente vennero guariti ventinove infermi.»
I miracoli continuano. Si respira nell’aria profumo di paradiso; quel profumo che si diffonde così soave dopo il miracolo, è raffigurato dai fiori tratti da motivi di un sarcofago bizantino dell’XI sec. sito ora nel museo di S. Nicola. La cornice che racchiude l’angelo e la donna miracolata riprende il motivo dominante il paliotto originale dell’altare maggiore della Basilica (XII sec.) anch’esso nel museo nicolaiano.
Il racconto di Niceforo
«…Una donna del paese di San Vito, (…) accuratamente interrogata da me, su che cosa avesse visto nel momento in cui venne guarita, rispose che un grande falco era venuto sopra di lei e si era posato sul suo petto (…) Quando se ne volò via, immediatamente si diffuse un profumo tanto soave, da far credere di trovarsi nella gioia del Paradiso. Da ciò bisogna con fiducia credere che si trattasse dell’angelo del nostro santo confessore, il quale veglia in continuazione sul santo corpo.»
Nicola è il Santo di tutti. L’universalità del culto nicolaiano è sottolineata nel racconto del viaggio «ecumenico» che il Santo compie in Grecia subito dopo il suo arrivo a Bari. Nicola è motivo di speranza per tutti. Questo messaggio nicolaiano è trasmesso dall’artista nella stupenda descrizione del miracolo dell’indemoniato, segno del passaggio dalla morte nel peccato (l’indemoniato) alla nuova vita in Cristo (angelo). Tutta la scena è «sostenuta» dalla riproduzione di un particolare del portale centrale raffigurante esseri mostruosi (personificazione del peccato) e cavalieri che li combattono.
Il racconto di Niceforo
«Nella giornata di giovedì il (…) confessore di Dio si rivelò in visione ad un venerabile monaco, ordinandogli di dire a tutti quelli che disperavano della guarigione che egli, per volontà di Dio, onnipotente, si recava nelle regioni della Grecia; tuttavia, prima che partisse, avrebbero visto compiuto un grande miracolo, come appunto avvenne. Infatti in quello stesso giorno, prima dell’alba, venne guarito un giovane posseduto da cinque anni da un demonio, sordomuto e cieco (…) Ancora, nell’ora nona del sabato, al ritorno di San Nicola, undici ammalati recuperarono la perduta sanità.»
S. Nicola dispensatore di doni celesti per piccoli e grandi. Qui la fantasia dell’artista si è divertita fino all’inverosimile. I giocattoli sono il più bel dono che S. Nicola ha fatto ai bambini. Il Tempio a lui dedicato è il forziere che tutti li contiene. Le bambole sono gli angeli dei capitelli del Ciborio, l’elefante è quello della grande finestra absidale, i due pavoni e gli uccelli vanno ricercati tra i capitelli della cripta, la sfera a colori è un fregio del protiro del portale centrale, le caramelle sono i particolari di un capitello medievale della cripta.
Il racconto di Niceforo
«Carissimi fratelli, con quanta santità e devozione dobbiamo venerare Dio nostro Signore ed osservare i suoi precetti; egli che è tale da rendere i suoi santi, dopo il breve soggiorno di questa vita, possessori dei beni celesti; anzi, da illustrare le loro reliquie con i doni di miracoli così straordinari e celebri. (…) Gesù Cristo, Dio e Signore nostro, il quale con Dio Padre e lo Spirito santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.»
«Mi è davvero difficile ricordare Lillo senza pensare a Carmela… due cuori di sposi e artisti in un’unica anima.»
Fr. Giovanni Distante o.p., dal catalogo «Non ti scordar di me»
Lillo Dellino
Bari 1943 – Parigi 2013 · pittore, grafico, fotografo
Lillo Dellino nasce a Bari il 27 settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio e l’inizio delle trasmissioni di Radio Bari, prima radio libera della resistenza. Primo di quattro figli ha un padre macchinista, Nicola, che si diletta in invenzioni meccaniche ed una madre casalinga, Caterina, che canta arie liriche in chiesa. Ha un nonno che ricorderà sempre con affetto, Pasquale, un sarto che durante la sua vita dona più volte il suo cognome a ragazzi figli di nessuno. Incomincia fin da piccolo, con le sorelle e il fratello, a disegnare, costruire, aggiustare e smontare.
Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Bari in Decorazione Pittorica e, abilitatosi all’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte e Discipline Pittoriche, inizia a lavorare. Durante gli anni trascorsi all’Istituto d’Arte stringe rapporto con un suo insegnante, Nicola La Fortezza, che gli sarà amico e maestro e con il quale dividerà bottega fino al 1986. Avranno uno studio prima sul lungomare, vicino alla Fiera del Levante, scelto per l’abbondanza di luce, e poi nel centro murattiano della città, scelto per andare incontro alla crescente committenza pubblica e privata.
All’età di ventidue anni conosce Carmela Boccasile che sarà sua moglie e compagna d’arte, lavoro e sogni per il resto della vita. Nel 1974 nasce Dario, nel 1979 nasce Francesca Nicole.
Oltre alla pittura ed alla fotografia si specializza in grafica pubblicitaria, divenendo punto di riferimento del settore fin dai primi anni settanta. Diplomato in Cartellonistica Pubblicitaria si iscrive all’Albo AIAP (Associazione Italiana Creativi della Comunicazione Visiva) e all’Albo BEDA (Bureau of European Designer Association).
Per Lillo Dellino la visione pittorica è sempre stata icona, nel senso formale. E nel senso originario: iconicità è invito, l’icona è una porta che apre ad altri luoghi.
Lo studio grafico da lui fondato continua a vivere attraverso il lavoro della moglie Carmela e del figlio Dario.
Muore un mattino a Parigi, il giorno del suo quarantesimo anniversario di nozze, il 25 ottobre 2013.
Percorso
1963
1° Premio al Concorso Regionale di Pittura «G. Mazzini», Bari
1968
Vince il Concorso nazionale per un grande dipinto (cm 842×324) per l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico «Tannoia» di Corato
1968–69
Direttore artistico della Galleria d’Arte Contemporanea «Michelangelo», Bari
1970
Con Silvio Ceccato e Pino Parini (Centro di Cibernetica, Università di Milano) sperimenta nuovi criteri di educazione visiva, che porterà in 25 anni di insegnamento
1972
Rassegna nazionale «L’Immagine», a cura di Pino Parini e Maurizio Calvesi, Palazzo dei Diamanti, Ferrara
1984
Prima Biennale della Grafica, Cattolica
1984–94
Collaboratore artistico della Basilica Pontificia di San Nicola, Bari, anche per il IX Centenario della Traslazione
2002
Mostra itinerante «Sanctus Nicolaus» con Carmela Boccasile, Bari e Rutigliano
2007
Mostra personale nel Battistero della Cattedrale di Bari
Fonte: catalogo «Non ti scordar di me», Edizioni Così&Così, con il contributo della Fondazione Puglia
Carmela Boccasile
Pittrice, grafica
Compagna di Lillo Dellino nell’arte e nel lavoro, con lui collaboratrice artistica della Basilica di San Nicola negli anni del IX Centenario.
Dipinge sei delle tredici tavole del calendario del 1987: febbraio, aprile, giugno, agosto, ottobre e dicembre.
Crea il logo per il IX Centenario della Consacrazione della Cripta (1089–1989).
Nel 2002 espone con Lillo nella mostra itinerante «Sanctus Nicolaus».
Cura ideazione e progettazione del catalogo «Non ti scordar di me» e porta avanti lo studio grafico con il figlio Dario.
Una selezione dall’archivio, in sei capitoli: dalla pittura degli anni Sessanta ai manifesti per la vita culturale di Bari.
Bambole
OrganoMaternità1968Mariolina1963
Astratto
Manifesti
Carmelo Bene in «Majakowskij»Teatro Petruzzelli, stagione 1980–81Studio TeatroHouston Ballet in «Giselle»Camerata Musicale Barese, 1982Giovani artisti nella RDTBari, Castello Svevo, 1977
Laico
KorePiumaL’albero della vita
Sacro
OdegitriaLumen de lumineSanta Caterina
Litografie
SirenaLitografiaSanctus NicolausLitografia
Un racconto
Il fondale segreto
di Dario Dellino
«Non guardare la superficie piatta e liscia del mare, ma pensa a cosa si nasconde sotto: il suo fondale segreto»
Il viaggio a Parigi dell’ottobre 2013, raccontato dal figlio.